SITO WEB: Palazzo Barbò

A seguito della Pace di Lodi del 1453 tra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta, Francesco Sforza commissiona al figlio naturale Tristano la costruzione di una torre di guardia del confine che seguirà, come stabilisce il trattato, il corso del fiume Oglio tra Soncino e Pumenengo. La Torre, detta di Tristano, venne così eretta sulle terre dei Conti Barbò, feudatari dei luoghi sin dal 1070, in contrapposizione a Roccafranca, posta sul lato veneto del fiume. Nello stesso luogo, un secolo più tardi, Adalberto Marchese Pallavicino, la cui fortuna è legata alla costruzione dell’omonimo naviglio di irrigazione della piana cremonese, decise di costruire una sontuosa dimora “… per non voler più seguire principi ingrati…” e quale “… sede di ozio di pace per sé e per i suoi amici (SIBI ET AMICIS)”, proposito che si può leggere scolpito con un fregio, sulla pietra che corre sopra i portici della facciata. Il Palazzo divenne poi dimora dei Conti Barbò che tuttora lo possiedono. 

Following the Peace of Lodi treaty in 1453 that was signed between the Duchy of Milan and the Venetian Republic, Francesco Sforza commissioned his natural son Tristano to build a tower in order to defend the border along the River Oglio between Soncino and Pumenengo, as stipulated in the treaty. Known as Tristan’s Tower, it was erected on the territories belonging to the Barbò Counts, who had been the feudal lords of the area since 1070, in contraposition to Roccafranca, located on the Venetian side of the river. On the same site, a hundred years later, Adalberto Marchese Pallavicino, whose prosperity was linked to the construction of the canal bearing his name which irrigated the plains of Cremona, decided to build a magnificent residence for himself so that he“…would no longer need to follow in the wake of ungrateful princes…” and also to create a “… place of leisure and serenity for himself and his friends”. The words of his motto ‘SIBI ET AMICIS’ can still be observed, carved into a frieze on the stone situated above the porticoes of the façade. The Palazzo subsequently became the home of the Barbò Counts, and the family are still in proud possession of the residence today.